IL COMPORTAMENTO SICURO? UNA BUONA ABITUDINE CHE SI PUÒ COSTRUIRE.

“Siamo quello che facciamo ripetutamente, perciò l’eccellenza non è un’azione, ma un’abitudine.” (Aristotele)


Le abitudini sono le piccole decisioni che prendi e le azioni che esegui ogni giorno.
In un articolo pubblicato nel 2006 da un ricercatore della Duke University si evidenzia come oltre il 40% delle azioni compiute dalle persone ogni giorno non sono frutto di decisioni ma di abitudini.
La tua vita, quindi, è sostanzialmente la somma delle tue abitudini, pertanto un cambiamento di abitudini può portare ad un radicale cambio di vita.
Il processo con cui il cervello traduce una sequenza di azioni in una routine automatica è noto come chunking, ovvero acquisizione di unità informazione, ed è alla base della formazione delle abitudini. Ci sono decine se non centinaia di unità di informazione comportamentali da cui dipendiamo ogni giorno, alcune sono semplici: es. mettiamo il dentifricio sopra lo spazzolino prima di metterlo in bocca; altre come guidare o vestirsi sono un po’ più complesse. Ognuno di noi riesce a mettere in atto anche abitudini complesse perché i nuclei della base del cervello ci permettono di identificare l’abitudine immagazzinata e di esplicarla. Secondo gli scienziati le abitudini si formano perché il cervello è sempre alla ricerca di modi per risparmiare energia.
Ma risparmiare energie mentali può essere pericoloso perché se il nostro cervello si rilassasse nel momento sbagliato potrebbe sfuggirci qualcosa di importante, per questo all’inizio di un’abitudine il cervello compie un grosso sforzo cercando un segnale che gli dia un indizio su quale modello usare. L’habit loop o ciclo dell’abitudine è un processo circolare ed è suddiviso in tre parti. Prima c’è un segnale che dice al cervello di entrare in modalità automatica e quale abitudine usare; poi c’è la routine che può essere fisica, emotiva o mentale; ed infine c’è la gratificazione in base alla quale il nostro cervello decide se vale la pena di memorizzare una certa abitudine.
Un esempio  è l’habit loop del dentifricio Pepsodent;
Erano i primi del Novecento quando Claude C. Hopkins, importante dirigente pubblicitario, fu contattato da un vecchio amico che gli propose di pubblicizzare un nuovo preparato schiumoso al sapore di menta che aveva chiamato “Pepsodent”. In quegli anni quasi nessuno in America si lavava i denti; accettare la proposta equivaleva al fallimento sicuro. Invece Hopkins in cinque anni trasformò Pepsodent in uno dei prodotti più conosciuti al mondo, creando l’abitudine di lavarsi i denti. Cosa fece esattamente? Creò un bisogno che potesse giustificare l’uso quotidiano del dentifricio; si documentò e trovò che sui denti sono presenti delle placche di mucina (comunemente chiamate patina). Questa patina è presente normalmente sui denti indipendentemente da cosa si mangia e si toglie mangiando una semplice mela o sciacquando la bocca. Hopkins ritenne di aver individuato un segnale in grado di innescare un’abitudine e tappezzò la città di cartelloni pubblicitari su come la patina fosse qualcosa da eliminare. “Basta scorrere la lingua sui denti per sentire la presenza della patina”; questo rappresentava il segnale che innescava la routine che divenne l’atto di lavare quotidianamente i denti; infine il circolo dell’abitudine prevedeva la gratificazione con immagini di Attori, belle donne e uomini con sorrisi smaglianti perche usavano il dentifricio Pepsodent.
Prima che il Pepsodent facesse la sua comparsa solo il 7% degli americani usava il dentifricio, 10 anni dopo la percentuale salì al 65%. Su questa base possono essere create migliaia di altre abitudini.
Cosa c’entra un dentifricio con la sicurezza sul lavoro? Sicuramente questo è un esempio che ci può portare a riflettere sul fatto che anche in ambito sicurezza possiamo lavorare sul miglioramento e condivisione delle buone abitudini, abbandonando quelle che mettono a rischio la sicurezza dei lavoratori. Come è possibile fare ciò? Nel prossimo Post vedremo quali sono gli strumenti più utili per chi si occupa di sicurezza sul lavoro.

Scritto dalla dott.ssa Carla Dell'Agli






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