L’IMPORTANZA DEL PIANO DI EMERGENZA ESTERNO (PEE) DI UN SITO INDUSTRIALE

Come mitigare gli effetti di un incidente industriale sulle aree esterne al perimetro di uno stabilimento a rischio incidente rilevante (Direttiva SEVESO), coordinando aziende e amministrazioni pubbliche


L'importanza del Piano di emergenza esterno (PEE)

Nella notte del 26 settembre, in un impianto chimico di additivi per lubrificanti esistente dal 1954, a Rouen, in Normandia a 135 chilometri da Parigi, è divampato un incendio devastante dal quale si è sprigionata una nube nera e densa, che si è riversata sul territorio circostante.
L'impianto è classificato "Seveso", sulla base della direttiva europea che impone agli Stati membri di identificare i propri siti a rischio e l’intervento dei Vigili del Fuoco ha coinvolto oltre 130 unità.
Chiuse le scuole, la comunicazione data alla popolazione è stata quella di uscire il meno possibile.
Parallelamente le indagini ambientali hanno scongiurato l’assenza di sostanze cancerogene come l’amianto e di sostanze con tossicità acuta.
Parallelamente, la stessa azione degli idranti mette a rischio l’ambiente circostante e il fiume Senna a causa del progressivo riempimento dei bacini di ritenzione, pensati per i casi di sversamento.
In base alle informazioni disponibili, sembra che l’automatismo delle procedure di emergenza previste, innescato dall'evento emergenziale, sia riuscito a minimizzare i danni.

LE EMERGENZE NEI SITI SEVESO E LA POPOLAZIONE LOCALE

Ad oggi, anche a seguito della sempre maggiore antropizzazione dei territori e delle aree prospicenti a siti industriali, è molto probabile che un’emergenza come un incendio (dal quale si possono sprigionare fumi e gas potenzialmente tossici) arrivi a coinvolgere la popolazione che, in tema di salute e sicurezza sul lavoro, non è coinvolta alla luce del D.Lgs. 81/08 e s.m.i.
La normativa vigente però, anche in Italia, prevede che i siti industriali soggetti a Direttiva SEVESO siano oggetto di un Piano di Emergenza Esterno (PEE), oltre al ben noto Piano di Emergenza “interno” (che per brevità indicheremo con acronimo PEI).


PIANO DI EMERGENZA INTERNO E PIANO DI EMERGENZA ESTERNO (PEE)


Che differenza c’è tra i due?
Il PEI è strettamente legato al D.Lgs. 81/08 e s.m.i. e al D.M. 10/03/1988 e corrisponde, brevemente, all'insieme di procedure di cui l’Organizzazione si è dotata per gestire tutte le emergenze prevedibili all'interno del luogo di lavoro.
Tutte le imprese che svolgono attività a rischio di incidente rilevante devono essere pronte a intervenire, in caso di emissione di sostanze pericolose, attivando i propri piani di emergenza interni (PEI), per limitare le conseguenze dannose per l'uomo o per l'ambiente.
Le Prefetture, d'intesa con le regioni e con gli enti locali interessati, e dopo aver consultato la popolazione, predispongono il piano di emergenza esterno allo stabilimento, coordinandone l'attuazione.
Il Piano di Emergenza Esterno quindi non è solo un documento aziendale, ma è il risultato della cooperazione della Prefettura (quindi del Ministero degli Interni), degli Enti della Regione coinvolti e degli Enti Locali, sulla base delle informazioni fornite dal Gestore dello stabilimento industriale e fornisce le indicazioni necessarie alla tempestiva effettuazione degli interventi operativi di protezione civile in caso di incidenti che possono interessare la popolazione residente e l’ambiente nel territorio all'esterno del perimetro dello stabilimento.
Il Piano di Emergenza Esterno viene predisposto, ai sensi del D.Lgs. 105/2015, dal Prefetto, d’intesa con la Regione e gli Enti locali interessati e con il coinvolgimento di diversi Enti ed Amministrazioni, “al fine di limitare gli effetti dannosi derivanti da incidenti rilevanti“, attraverso l’esame di problematiche tecniche e l’acquisizione e l’integrazione di informazioni di carattere territoriale.
Il PEE quindi non solo individua procedure per la mitigazione degli effetti derivanti da condizioni emergenziali, ma contiene i messaggi da far eseguire ai sistemi di allarme, affinché la popolazione possa assumere le adeguate norme comportamentali.
Queste norme comportamentali, ovviamente, devono essere preventivamente indicate dal Comune competente alle popolazioni locali.
Un ulteriore compito fondamentale del PEE è quello di individuare sul territorio circostante lo stabilimento, delle zone a rischio; queste zone a rischio devono essere considerate dai Piani Regolatori locali.
Per ciascuna zona, il PEE imposta la diversa risposta di protezione civile in funzione degli effetti di ciascuno scenario di evento sul territorio: sono infatti molto differenti le azioni da compiere in caso di esplosione o in caso di incendio, oppure di sversamento di sostanze chimiche o di reazioni a catena (effetto domino) tra più siti industriali adiacenti o vicini.
Pertanto, il Piano di emergenza esterno (PEE) andrà ad individuare:
  • Zone di massima esposizione (di sicuro impatto)
  • Zone di danno
  • Zone di attenzione.
La collaborazione dell’azienda con la Prefettura e l’adeguatezza dei contenuti di un adeguato Piano di Emergenza Esterno sono di fondamentale importanza, poiché a seguito di un incidente (sempre prevedibile), soprattutto in un sito ad incidente rilevante (soggetto a Direttiva SEVESO) o di un deposito di rifiuti:
  • I danni ambientali e alle popolazioni sono spesso incalcolabili e protratti nel tempo;
  • È prevedibile che le responsabilità sui danni causati da un incidente ricadano sui vertici dell’Organizzazione stessa.

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