#SafetyBoard: 3. #SmartWorking: Lavorare in Salute e Sicurezza


Il governo rilancia su smart working e didattica a distanza per affrontare la pandemia.
Sul fronte del lavoro agile l’ultimo
Dpcm stabilisce misure omologhe su tutto il territorio nazionale ovvero in tutte a tre le aree (rosse, arancioni e verdi)  reintroducendo, per tutti i casi in cui sia possibile, lo smart working.

La pandemia ha dunque dato un importante slancio alla diffusione del cosiddetto "lavoro agile": l’ultimo report dell’Osservatorio Smart working del Politecnico di Milano rileva che durante la fase più acuta dell' emergenza Covid, lo Smart Working ha coinvolto il 97% delle grandi imprese, il 94% delle pubbliche amministrazioni italiane e il 58% delle Pmi, per un totale di 6,58 milioni di lavoratori agili, circa un terzo dei lavoratori dipendenti italiani, oltre dieci volte più dei 570 mila censiti nel 2019.

Quello che però spesso viene sottovalutato è che lavorare in smart working richiede adattamenti di tipo non solo organizzativo, tecnico, fisico ma anche di tipo psicologico.
Scopo di questo post è proprio quello di fornire alcuni riferimenti utili per migliorare il rapporto tra le persone e questa modalità di lavoro, che sembra destinata a diventare “normale”.

Anzitutto vediamo cosa dice il “vademecum per lavorare online in sicurezza” dell’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale).
Le 11 raccomandazioni si concentrano sugli aspetti tecnici e di sicurezza delle informazioni:

  • Segui prioritariamente le policy e le raccomandazioni dettate dalla tua Amministrazione
  • Utilizza i sistemi operativi per i quali attualmente è garantito il supporto
  • Effettua costantemente gli aggiornamenti di sicurezza del tuo sistema operativo
  • Assicurati che i software di protezione del tuo sistema operativo (Firewall, Antivirus, ecc) siano abilitati e costantemente aggiornati
  • Assicurati che gli accessi al sistema operativo siano protetti da una password sicura e comunque conforme alle password policy emanate dalla tua Amministrazione
  • Non installare software proveniente da fonti/repository non ufficiali
  • Blocca l’accesso al sistema e/o configura la modalità di blocco automatico quando ti allontani dalla postazione di lavoro
  • Non cliccare su link o allegati contenuti in email sospette
  • Utilizza l’accesso a connessioni Wi-Fi adeguatamente protette
  • Collegati a dispositivi mobili (pen-drive, hdd-esterno, etc) di cui conosci la provenienza (nuovi, già utilizzati, forniti dalla tua Amministrazione)
  • Effettua sempre il log-out dai servizi/portali utilizzati dopo che hai concluso la tua sessione lavorativa.


Ma lo smart working sta mettendo a dura prova anche la nostra resistenza fisica e psicologica: molti lavoratori in smart working stanno accusando problemi all’apparato Muscolo-Scheletrico; Su questo aspetto specifico suggeriamo la lettura di un report dell'OSHA (Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro), disponibile a questo link e altri documenti interessanti dell’OSHA sono disponibili a questo link.

Proprio da uno di questi documenti (Introduzione alla prevenzione dei disturbi muscolo-scheletrici) abbiamo estratto i “principi generali per la prevenzione dei disturbi muscolo-scheletrici” diretti sia ai lavoratori che ai datori di lavoro, selezionando quelli applicabili allo smart working:


  • adattare il luogo e le modalità di lavoro all'individuo
  • sistemare il luogo di lavoro in modo da avere spazio sufficiente per adottare le posture corrette
  • scegliere sedie e scrivanie regolabili (che consentono di alternare le posizioni tra seduti e in piedi)
  • prendere pause e variare il modo in cui vengono eseguite le attività



Veniamo agli aspetti psicologici correlati allo smart working: forse questo è l’aspetto più rilevante, specialmente in questo delicato momento storico; vediamo in breve evidenziati alcuni rischi da gestire con attenzione:


  • Lavorare oltre l’orario stabilito: nonostante lo Smart Working consenta maggiore flessibilità, il tempo libero raramente viene usato per sé. La mancanza di un confine netto tra lavoro e casa porta le persone a lavorare, sottraendo tempo alle altre attività.
  • Continuità: la presenza della famiglia spesso ostacola la continuità nel lavoro: ma le interruzioni affaticano!
  • Spesso durante l’orario di lavoro “tradizionale” vengono svolte anche altre attività di tipo domestico, soprattutto quando lo Smart Working è connesso ad esigenze di conciliazione lavoro-famiglia.
  • Il lavoro da casa può essere visto come una “vacanza”; questo genera conseguenze sia dal punto di vista relazionale sia funzionale (le persone in smart working possono essere meno coinvolte nelle attività aziendali);
  • Organizzazione e tecnologia: spesso non si è bene attrezzati per lavorare in efficienza e sicurezza


L’aspetto sociale del lavoro è però l’aspetto forse più critico del lavoro “smart”: il lavoro è costituito anche dalle relazioni che si instaurano sul posto di lavoro.  Le relazioni non sono solo utili da un punto di vista psico emotivo ma sono un valore che rende un insieme di persone una “squadra”; le relazioni sono costituite di aspetti formali e informali, comunicazioni, colloqui, abitudini e “storie”:  elementi che acquistano importanza nel tempo, alimentano la cultura aziendale, contribuiscono allo sviluppo di nuove idee, e soprattutto rappresentano momenti essenziali di socialità per le persone. L’essere umano è un animale sociale e rinunciare al contatto sociale nel lungo periodo è sicuramente problematico.
Torneremo presto su questi aspetti nelle prossime edizioni di #Safetyboard




 



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