Safety Board_Ep. 6: Cambiare? Sì... ma come?

 


In questi ultimi mesi gli effetti della pandemia hanno suscitato in molte persone sentimenti contrastanti: nella voglia di tornare al passato si sono insinuate nel tempo sensazioni nuove, che hanno pian piano svelato una insospettata disponibilità a cambiare qualcosa di significativo nei nostri stili di vita, per ripartire superando degli ostacoli che ci apparivano invalicabili fino a ieri.

Tuttavia, nell’affrontare questa evoluzione, ci rendiamo conto che non abbiamo a disposizione un modello cui riferirci; torna in mente Woody Allen e la sua straordinaria battuta: “Dio è morto, Marx è morto, e anche io non mi sento tanto bene…”.

Cambiare, ma come? E poi, da dove cominciare? 

Abbiamo quindi provato a fare qualche riflessione, e a costruirci un metodo semplice; guidati da un presupposto: per funzionare, una soluzione deve avere due caratteristiche principali: essere semplice e bella. 

Anzitutto l’obiettivo: qui c’è il primo bivio: puntiamo a contribuire a costruire una società possibile, o rimaniamo nei confini stretti della nostra azienda? 

Se consideriamo l’azienda come uno degli attori dell’evoluzione sociale e cerchiamo di rispondere alle nuove esigenze che tutti gli analisti rilevano (ad esempio si veda l’analisi del World Economic Forum https://www.weforum.org/reports/the-global-risks-report-2020), inseriamo più rischi, ma possiamo ambire a conciliare la competizione e gli stimoli a cui l’individuo non vuole rinunciare con la ricerca di nuovi spazi di vivibilità e libertà, che la pandemia sta trasformando da utopia a necessità.

Se si sceglie di rimanere troppo rinchiusi nel perimetro aziendale si corre il rischio di sottovalutare l’evoluzione del contesto circostante e l’impatto sull’azienda, che potrebbe apparire non all’altezza dei tempi e perdere occasioni importanti di sviluppo.

Occorre però essere rapidi e concreti: rapidi, ma non frettolosi, perché le cose non andavano bene nemmeno prima della pandemia, ed è importante avere un consenso e un coinvolgimento ampi anche all’interno dell’azienda, perché servono energia ed intelligenza in quantità, che vanno portate a sintesi ed indirizzate bene.

Le chiavi sono due: le persone e l’innovazione.

Le persone sono sottoposte ad una pressione importante, le capacità tecniche sono vitali, ma rischiano di essere sopraffatte dalle ansie e dalle difficoltà oggettive del periodo. Occorre prima di tutto ritrovare la tranquillità di poter osare e perseguire con tenacia obiettivi e risultati che non siano la semplice sopravvivenza. 

Ecco quindi una prima risposta per imboccare la strada giusta al bivio: non possiamo resistere a lungo senza avere uno sguardo oltre l’orizzonte cupo di questo periodo; guardiamo più in là, anche se sembra un azzardo al di sopra delle nostre possibilità. Contribuisce a darci l’ossigeno che ci serve.

L’innovazione è ormai parola che appare quasi logora, usata spesso impropriamente per aggiungere fascino a progetti “normali”, ma che nasconde un processo ineludibile, impetuoso e a volte affascinante; qui abbiamo di fronte un altro bivio: introdurre innovazione “vera” implica spesso un incremento di complessità che l’azienda potrebbe non avere la capacità di gestire; potrebbe essere preferibile utilizzare al meglio la tecnologia già disponibile, e affiancare all’innovazione una specifica formazione del personale su quelli che attualmente vengono definiti “analytical skills”, cioè le competenze necessarie a governare l’innovazione, la tecnologia e la miriade di informazioni di cui già disponiamo.

Tornano quindi “di moda” competenze su cui confrontarci, come il pensiero analitico, la creatività, la soluzione di problemi complessi: confidiamo di poter coinvolgere alcuni nostri clienti e partners in questo percorso.

Una ultima riflessione può essere utile a proposito delle motivazioni di questa proposta: negli ultimi trent’anni, se da un lato la conoscenza, l’informazione ed il benessere sono apparsi un patrimonio sempre più alla portata di tutti, si è allo stesso tempo assistito ad un ampliamento delle distanze culturali ed economiche tra persone, classi sociali, stati; ed alla contemporanea disillusione collettiva verso la capacità della classe politica di interpretare e risolvere le istanze provenienti dalla società.

Questi due fattori hanno compresso e spesso mortificato le capacità reali, il talento e le speranze di molti, alimentando un clima di rassegnazione che rischia di compromettere alcuni dei valori fondamentali della società: libertà, democrazia, giustizia.

Riscoprire il piacere di contribuire alla formazione di idee, cultura, conoscenza collettiva nelle aziende in cui si opera potrebbe generare l’energia necessaria a superare questo momento di incertezza “globale”.



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